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22 maggio 2008

ROMpiamo i pregiudizi

Scrive Clody 89

Mi chiamo Claudia, ho quasi 19 anni e faccio parte della popolazione “passiva” italiana (ho quasi finito il liceo). Sono della provincia di Napoli, di un comune limitrofo a Ponticelli. Il mio Liceo, il “P. Calamandrei”, si trova proprio lì.
Una parte di popolazione della circoscrizione napoletana, qualche giorno fa ha incendiato gli insediamenti ROM. Oggi, 17 Maggio, noi studenti ci siamo riuniti in un corteo che si è svolto in loco con una successiva assemblea cittadina per trovare un punto d’incontro con la popolazione. Il nostro intento era quello di soffocare la xenofobia causata dalla disinformazione. Non eravamo in molti. Credo che la maggior parte di quelli che non c’erano, avevano paura di manifestare nella “Bocca del lupo”. Paura comprensibile. Io stessa mi aspettavo disordini. Per fortuna, schiamazzi e bestemmie a parte, non ci sono stati intoppi……..
Continua sul sito di annozero.




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21 maggio 2008

Ritorno al Medioevo

Una forza e una alleanza che sarebbe potenzialmente in grado (ecco il punto su cui richiamo l’attenzione) di giocare la grande partita che si è aperta non solo in Italia ma in Europa e nel mondo in conseguenza della crisi di quella che è stata dopotutto la destra vera: la oligarchia finanziaria che ha finora guidato la mondializzazione.

Di che cosa parlo? Parlo di quello che leggo non sull’Unità ma sul Financial Times secondo il quale (cito) «La crisi dei crediti facili ha focalizzato l’attenzione sulle oscene iniquità di questa epoca: i 1000 individui più ricchi del mondo hanno un patrimonio quasi due volte superiore a quello dei 2,5 miliardi più poveri. È il ritorno al Medio Evo. Già si vedono i segnali di una rabbia aperta montante nei confronti di questa situazione come abbiamo visto con l’attacco lanciato dal presidente tedesco Horst Kohler al mondo dei mercati finanziari definiti un mostro che deve essere domato». Fine della citazione.

In più lo stesso giornale ci informa che ormai a tal punto il centro di gravità della finanza globale si sta spostando fuori dal vecchio Occidente che i “fondi sovrani”, cioè statali (altro che mercato) di Russia, Cina, Golfo Persico supereranno tra pochi anni i 15 mila miliardi di dollari. Saranno, cioè in grado di comprarsi l’industria europea. Ci rendiamo conto di quali paure si creano e di quali sconvolgimenti tutto ciò sta già provocando? Sono i destini anche personali degli italiani come degli europei che tornano in gioco dopo secoli. Noi non ce ne siamo accorti in tempo, questa è la verità. E tuttora non mi pare che siamo decisi a scendere su questo terreno. Allora non meravigliamoci troppo per certi voti. E non facciamoci nemmeno troppe illusioni sulle virtù dei centri studi. Solo la coscienza delle grandi iniquità genera il conflitto vero e solo i conflitti veri generano nuovi partiti e nuovi pensieri. Le grandi idee e le grandi intelligenze nascono dai grandi sconvolgimenti. Ed è questa la ragione per cui io penso che spetta ormai a una nuova generazione farsi avanti. Non sono un giovanilista, penso però che solo una nuova generazione può ridefinire l’agenda del Paese.

Rendiamoci conto che noi siamo di fronte a qualcosa che non è solo una alternanza di governi: l’On. Berlusconi al posto dell’On. Prodi. Nulla è più come prima. Emerge una nuova destra nei confronti della quale è cambiato lo spirito del tempo. I sondaggisti ci dicono che almeno il 60 per cento degli italiani considerano superate molte delle vecchie barriere valoriali che la vecchia cultura repubblicana aveva definito. Figurarsi se un vecchio antifascista non è allarmato. E io vedo benissimo anche i segni di degrado dell’etica pubblica. Ma, accidenti, io voglio vedere anche altro. Non c’è solo un vuoto di valori. C’è la necessità di capire le ragioni reali, più profonde, della vittoria della destra, in Italia come in Europa. Altrimenti diventa difficile preparare la rivincita. Il punto è che le ragioni interne (che sono cruciali e su cui non torno) non sono più separabili da quelle internazionali. Se il governo dell’Unione è stato giudicato incapace (perché è inutile negarlo: è su questo che la gente ha votato e tanti dei nostri si sono astenuti) di governare questa concreta Italia, i suoi bisogni e le sue paure, le sue eccellenze e le sue miserie ciò è accaduto non tanto a causa di singoli errori. È il suo impasto, è quell’idea di politica, di difesa di vecchi assetti sociali, di concezione della funzione pubblica che non funzionavano più a fronte di qualcosa che era anche più forte della demagogia populista di Berlusconi. Erano messi in discussione da ciò che stava succedendo nel mondo.

Che cosa stava succedendo? Una cosa, in realtà senza precedenti. Qualcosa che, volendo semplificare molto, è il cambiamento (se non il rovesciamento) del modo come il processo di mondializzazione è stato diretto finora. Parlo di quel modello cosidetto neo-liberista (libera circolazione dei capitali, l’idea che i mercati si autoregolano, e in più il “signoraggio” del dollaro e la geopolitica dominata dalla potenza americana) in base al quale le oligarchie occidentali hanno fatto il bello e il cattivo tempo. E ci hanno perfino detto, attraverso il martellamento dei media, quale riformismo era giusto che noi praticassimo sull’esempio dell’Inghilterra. Questo, dunque, sta accadendo. L’Occidente si è accorto che non è più il padrone del mondo.

Naturalmente le cose sono molto più complesse ma un dato di realtà è certo: è che l’affermarsi di nuove potenze (dalla Cina al Brasile, all’Iran) insieme al fatto che interi popoli sono usciti dalla miseria e dall’autoconsumo, tutto ciò non solo ha rotto i vecchi giochi ma ha messo materialmente in crisi la vecchia distribuzione dei poteri, il vecchio controllo delle materie prime, dall’energia alle produzioni agricole e sta provocando nuovi spostamenti delle popolazioni. Altro che “rom”. Gli effetti sono già evidenti. Come si legge sula stampa americana e in qualche articolo su l’Unità sono soprattutto le classi medie e lavoratrici dell’Occidente ad essere colpite in termini di salari, insicurezze, pressioni competitive, perdita di status e di protezione sociale. Da qualche secolo succedeva il contrario (l’aristocrazia operaia di cui parlava Lenin).

Sono cose che ormai è difficile negare ma si continua a parlare come se la politica fosse un’altra cosa: l’eterna disputa tra gli addetti ai lavori. Tremonti sarà pure un poco di buono ma aveva capito prima di altri che questo enorme sommovimento, in assenza di altre risposte, avrebbe gonfiato le vele di una destra che fa leva sulla paura e - mi permetto di aggiungere - su un papato sempre meno ecumenico e sempre più sulla difensiva. Dunque, questa è la loro risposta. E la nostra? Non possiamo limitarci a correggere (giustamente) i decreti di Maroni. Se vogliamo rialzare la testa dobbiamo partire dall’estrema debolezza strategica di una destra che pensa di fermare la Cina, le emigrazioni, l’enorme crescita numerica delle popolazioni di colore con i carabinieri. Ed è proprio partendo da questa stupida illusione di una destra stupidamente feroce che noi possiamo e dobbiamo elaborare una nuova visione dell’Italia e del suo ruolo in Europa e nel mondo. Questo ruolo è grande così come è grande il rischio che corriamo se non ci decidiamo a diventare quella piattaforma mediterranea che consentirebbe all’Europa di dare alla mondializzazione una prospettiva diversa, il senso di una apertura, di uno scambio tra pari, di cooperazione tra popoli. Domando: come può fare una cosa del genere una destra che è invece l’espressione di una rottura dell’unità nazionale, che è la sommatoria della Lega di Bossi, degli ex fascisti, del populismo berlusconiano e di un leghismo meridionale che copre il malaffare con la nostalgia per i Borboni? Così davvero finiamo ai margini. Concludo. Ho accennato solo a una delle grandi sfide che dovrebbe lanciare alla destra un partito che è uscito dai vecchi confini della sinistra novecentesca non per pentirsi del passato ma per affrontare i nuovi problemi del 2000. E quindi per piantare i piedi sul terreno dei nuovi grandi conflitti. Conflitti diversi ma non meno drammatici del vecchio conflitto di classe.

Alfredo Reichlin - Un partito contro il Medioevo - www.unita.it - 21 maggio 2008




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14 maggio 2008

La scomparsa dei fatti - 2

..... C'è chi nasconde i fatti perché si sente embedded, fa il tipo per un partito o una coalizione, non vuole disturbare il manovratore.
C'è chi nasconde i fatti perché se no lo attaccano e lui vuole vivere in pace.
C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove si incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, principi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno.

La parola a Schifani
Antonio Padellaro


Tra le tante indignazioni, speculazioni, ritrattazioni dopo quanto detto da Marco Travaglio a «Che tempo che fa», non resta che dare la parola al presidente del Senato Schifani per un diritto di replica a questo punto quanto mai indispensabile.

Esiste, infatti, qualcosa di molto più importante delle solite beghe Rai e riguarda l’immagine stessa delle istituzioni visto che Schifani rappresenta la seconda autorità dello Stato. Qualche giorno fa c’eravamo permessi di ricordarlo da queste colonne apprezzando il forte elegio di Falcone e Borsellino contenuto nel discorso d’insediamento dell’esponente Pdl. Aggiungevamo però che queste affermazioni sarebbero apparse ancora più forti e credibili in presenza di un chiarimento definitivo sulla strana vicenda della Sicula Brokers, società di cui (stando a quanto scrivono nel libro «I complici» Abbate e Gomez) Schifani aveva fatto parte molti anni fa insieme a personaggi poi condannati per mafia.

Abbiamo ringraziato per le spiegazioni forniteci in via informale avvertendo tuttavia che data la delicatezza della questione, e forse anche nell’interesse dello stesso Schifani, meglio sarebbe stato affidarsi a pubbliche dichiarazioni con le quali chiarire ciò che c’era da chiarire. Ieri sera l’intervista riparatoria del Tg1 non ha aggiunto granché alla conoscenza dei fatti succitati visto che il presidente del Senato si è limitato a definirli «inconsistenti, manipolati e che non hanno dignità di generare sospetti».

Attendiamo comunque fiduciosi perché convinti che la verità dei fatti sia il modo migliore per rispondere a quei malintenzionati che, secondo Schifani, vogliono minare il confronto e il dialogo costruttivo tra maggioranza e opposizione. Il resto (comprese le scuse del conduttore e dell’azienda spiccicate a quelle che ascoltammo dopo un’intervista a Furio Colombo) è solo noia.




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13 maggio 2008

La scomparsa dei fatti

"Ogni mattina il buon giornalista deve dare un dispiacere a qualcuno."
Benedetto Croce

"I fatti separati dalle opininioni".
Era il motto del mitico Panorama di Lamberto Sechi, inventore di grandi giornali e grandi giornalisti. Poi, col tempo, quel motto è caduto in prescrizione, soppiantato da un altro decisamente più pratico: "Niente fatti, solo opinioni". I primi non devono distrurbare le seconde. Senza fatti, si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Con i fatti, no.

C'è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di infrormarsi, di aggiornarsi.
C'è chi nasconde i fatti perché trovare le notizie costa fatica e si rischia persino di sudare.
C'è chi nasconde i fatti perché non vuole rogne e tira a campare galleggiando, barcamenandosi, slalomando.
C'e chi nasconde i fatti perché ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell'editore, stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione. (continua....)

Dalla "Scomparsa dei fatti" - Marco Travaglio - Editore Il Saggiatore




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11 maggio 2008

Ripartiamo da qui

Sto leggendo



GIUSEPPE FIORI
VITA DI ENRICO
BERLINGUER
EDITORE LATERZA

A vent’anni dalla morte,
un ritratto vivace e appassionato
di un protagonista indimenticabile
della vita politica italiana:
una stagione densa di avvenimenti
nelle pagine di un giornalista
che è anche un vero narratore.

GIUSEPPE FIORI
(1923-2003) è stato vicedirettore
Del Tg2 e direttore di “Paese Sera”
Oltre che senatore della Sinistra
Indipendente. È autore di molte
Biografie: di Emilio Lussu, di Ernesto
Rossi, di Carlo e Nello Rosselli
e, per i nostri tipi, dell’anarchico
Michele Schirru (1990) e di Antonio
Gramsci (1995), tradotto in dieci
Lingue. Ha pubblicato Il venditore,
Storia di Silvio Berlusconi e della
Fininvest
e, per i nostri tipi, Gramsci
Togliatti Stalin (1991), Baroni in
Laguna
, La società del malessere
(2001). Con il romanzo Uomini ex
ha vinto il premio Napoli 1993.
La sua ultima opera letteraria
è Sonetàula.


SI CONTINUERÀ A DISCUTERE A LUNGO
DELLA POLITICA DI BERLINGUER,
CON PASSIONE E DISPARITÀ DI OPINIONI;
MA UN FATTO È CERTO;
DI UOMINI DEL SUO STAMPO
IL PAESE AVREBBE OGGI PIÙ CHE MAI BISOGNO
E INVECE SONO PROPRIO FIGURE
DI QUELLA STATURA CHE CI MANCANO.
Dalla Prefazione di Eugenio Scalfari






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16 aprile 2008

Sono tornati i lanzichenecchi

 Il popolo è sovrano e ha scelto. Ne prendo atto. Ammetto la sconfitta elettorale e politica, ma non posso cedere alla sconfitta morale perché nemmeno il voto plebiscitario è fondamento di verità. Spesso la verità è appannaggio di minoranze e a volte di singole persone. A me non interessano i giochi partitici e di potere per guadagnare uno strapuntino. Non ho lottato per un tornaconto, ho vissuto per una visione di Paese e di Nazione che questo voto nega e rinnega.


Paolo Farinella, prete

http://temi.repubblica.it/micromega-online/don-paolo-farinella-ha-vinto-la-feccia-note-a-margine-alle-elezioni-in-un-non-paese/




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12 aprile 2008

Ultimo appello agli indecisi

 ANDATE A VOTARE. COMUNQUE

La legge elettorale è incivile. Ma ci sono almeno tre motivi per votare comunque. Le liste bloccate danno molte informazioni sulle vere priorità dei partiti e su come interpretano il rinnovamento della classe politica: dalle quote rosa eluse al ringiovanimento spesso solo di facciata, mentre nella nuova Camera ci saranno almeno dodici deputati già condannati. Non è vero che i programmi dei due maggiori schieramenti sono uguali. L'unica cosa che hanno in comune è il fatto di essere libri dei sogni. E sulla legge elettorale, non tutti i partiti vogliono davvero cambiarla.

Il 13 e 14 aprile andremo a votare con una legge elettorale da paese incivile. Sembra fatta apposta per incoraggiare l’astensione al voto. Ci ha fatto assistere, prima, all’avvilente spettacolo di segretari di partito che contrattano con potenziali alleati e correnti interne sui nomi, oltre che sul numero, dei singoli deputati e senatori sicuri. Grazie a questa legge ignobile abbiamo poi potuto leggere sui giornali nomi e cognomi dei “nostri” eletti nelle varie circoscrizioni un mese prima del voto. Naturale chiedersi: ma perché andare a votare se tanto hanno già scelto loro?
Eppure ci sono tre motivi per cui andremo a votare e invitiamo tutti voi a fare altrettanto.

1. POSSIAMO SCEGLIERE LE PERSONE SCEGLIENDO I PARTITI
2. I PROGRAMMI NON SONO TUTTI UGUALI
3. PENSIAMO AL REFERENDUM

da Lavoce.info

Dichiarazione di voto

Antonio Padellaro

Voglio vivere in un Paese dove non si definiscono eroi i condannati per mafia e dove i politici non comprano i voti dalla ‘ndrangheta.

In un Paese dove non si stracciano i programmi degli avversari e dove chi la pensa diversamente non è definito un grullo o un fuori di testa o un antropologicamente diverso. In un Paese dove se un magistrato indaga sui reati dei potenti non viene sottoposto a visita psichiatrica.

Voglio vivere in un Paese dove i giornalisti non baciano la mano del leader proprietario e non sghignazzano alla sue battute da caserma. In un Paese dove per ottenere un lavoro non occorre piegarsi al padrino di turno. Dove chi rispetta la legge, e ne chiede il rispetto, non viene considerato un fallito o un invidioso. Dove non si giustifica chi evade il fisco dicendo che avrà le sue buone ragioni. In un Paese dove per un baratto elettorale non si permette ai vari capataz nordisti e sudisti di sputare sul tricolore auspicando fucili e cannoni. Dove comizianti in camicia nera non invocano la cacciata degli immigrati a calci nel sedere. Dove i ragazzi sono educati al rispetto della Costituzione e della legalità.

Voglio vivere in un Paese che non deve più vergognarsi dei propri governanti davanti al mondo che ci guarda e non sa se ridere o piangere. Un Paese che deve interrogarsi sulle ragioni profonde che periodicamente rischiano di trasformarlo in una repubblica delle banane.

Voglio vivere in un grande Paese che deve aprire le finestre e cambiare l’aria avvelenata dell’odio e della paura. Un Paese che ha bisogno di respirare fiducia, ottimismo, intelligenza, creatività. Per tornare subito a correre e a prosperare.

Spero, speriamo, che sia questa l’Italia nella quale da lunedì potremo continuare a vivere.


Pubblicato  su www.unità.it il: 12.04.08

Questa è l'Italia che voglio. Facciamo in modo che questo sogno possa realizzarsi.

Voltiamo pagina. E' il momento di una nuova stagione. Andiamo a votare, sconfiggiamo la rassegnazione. Scegliamo Veltroni. E facciamo tornare la primavera in Italia!



24 marzo 2008

Veltroni: Spirito di servizio

 Chi l’ha detto che politica e società debbano esser lontani. Nel viaggio che sto compiendo in giro per l’Italia avverto il bisogno di realizzare una sintonia nuova tra il Paese e la politica. Una sintonia che chiede alla politica la ricerca di una sobrietà, di uno spirito di servizio.

Da qui anche la necessità della riduzione reale dei costi della politica che appaiono spesso come frutto di privilegi ingiustificati. È un tema vero, che è dentro il Dna del Partito democratico: noi abbiamo sempre parlato della necessità di una profonda riforma della politica che accompagni quella delle istituzioni.

Io parto da una semplice constatazione: abbiamo la possibilità e la necessità di riportare molti di questi costi sotto controllo. Come? Ad esempio riducendo drasticamente il numero dei parlamentari che possono esser sostanzialmente dimezzati.

La nostra proposta di riforma istituzionale parte dall’esigenza di dare efficienza e rapidità ai lavori dei legislatori, ma ha come effetto per nulla secondario anche quello di toccare costi che appaiono alla grande maggioranza dei cittadini come eccessivi. Così passando ad una Camera di 470 deputati e ad un Senato di 100 membri scendono i costi diretti e indiretti. Lo stesso vale per il dimagrimento secco del governo che ­ grazie ad una legge già approvata dal centrosinistra ­ dovrà essere composto da 12 ministri e da un numero totale che non supera le 60 persone.

A tutto questo ­ ho sostenuto nel mio contestatissimo intervento ­ va aggiunto anche un elemento “personale”: gli stipendi dei parlamentari italiani sono tra i più alti d’Europa, mentre salari e pensioni sono tra i più bassi del continente. Un equilibrio nuovo va trovato, così come il trattamento pensionistico dei parlamentari deve uniformarsi a quello di tutti i cittadini, passando dal sistema retributivo a quello contributivo. Potrei anche aggiungere il fatto che la limitazione del numero dei gruppi parlamentari (abbiamo proposto di modificare i regolamenti per impedire la frammentazione assurda cui si era arrivati in queste legislature) è un altro utile contributo a risparmiare.

A sentire i commenti di qualcuno staremmo parlando di piccole cose. Credo che non sia così. Anche se le misure di cui ho parlato sinora sono solo l’inizio. Esse contengono un messaggio politico rilevante che non è il cedimento all’antipolitica ma al contrario la prova che la Politica (stavolta con la P maiuscola) ha la capacità di riformarsi e di rispondere con autorevolezza alle domande dei cittadini.

Certo, poi ci sono altri capitoli su cui intervenire, come ad esempio certe norme sui rimborsi elettorali che sembrano scritte apposta per favorire i micro-partiti e che rischiano persino di essere all'origine di tanta frammentazione. Ma credo che esista un legame più radicale tra il tema dell’efficienza della politica e i suoi costi.

Nel programma che abbiamo presentato candidandoci alla guida del Paese abbiamo parlato di una “democrazia che decide”. È qui una delle grandi insidie e dei nodi profondi che riguardano la nostra democrazia perché è nella indeterminatezza delle responsabilità, nella farraginosità dei passaggi politico-amministrativi che si nasconde l’inefficienza.

La semplificazione è una delle chiavi per affrontare il problema. E semplificare significa anche eliminare uffici e strutture che pesano e costano e che insieme determinano inefficienza.
Perché non eliminare quelle comunità montane a livello del mare? E che senso ha mantenere le provincie nelle aree metropolitane con una duplicazione di ruoli e di costi? Sono cose che vogliamo fare subito.

Ma credo ci sia anche un capitolo più largo che riguarda complessivamente il ruolo della politica rispetto alla cosa pubblica. Penso ad esempio alle società pubbliche dove vanno tagliati drasticamente i componenti degli organismi societari (e qui forse sarebbero da tagliare anche i gettoni di presenza), penso alla moltiplicazione sul territorio di organismi legati alla gestione dei servizi pubblici da semplificare e diminuire complessivamente.

Mettere insieme un pacchetto complessivo di misure come quelle che ho sinora sommariamente descritto significa produrre un risparmio percepibile che può essere trasformato invece in servizi migliori con un doppio effetto positivo: i cittadini vedrebbero con chiarezza lo sforzo della politica per eliminare eccessi, privilegi e sprechi e avrebbero in cambio qualcosa di immediatamente utile.

Una cosa deve essere certa per tutti: se vince il Pd il taglio ai costi della politica ci sarà davvero. Se vince la destra siamo avvertiti: al di là delle speculazioni politiche non farà nulla.


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20 marzo 2008

Auguri di Buona Pasqua

Domani finalmente si va in vacanza.
Siccome dove vado difficilmente potrò collegarmi a internet, colgo l'occasione per augurare a tutti gli amici blogger del Cannocchiale una Santa Pasqua e una Buona Pasquetta.
Speriamo che il tempo meteorologico si metta sul bello......
Arrivederci a presto.




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12 marzo 2008

Prospettive economiche, la nota del Tesoro

 Una crescita dell0 0,6% contro l'1,5% stimato; miglioramento strutturale del deficit pubblico che proseguirà anche in futuro, inflazione ancora in crescita. E' il quadro che emerge dalla Nella Relazione Unificata per l'Economia e la Finanza Pubblica (ex trimestrale di cassa) presentata dal ministro Padoa Schioppa. A fronte delle previsioni non rosee per quest'anno andar meglio nel 2009, con una crescita dell'1,2%, e nel 2010, Pil +1,5%. Tornando al 2008 l'inflazione, è stimata in rialzo al 2,6-2,7%, il rapporto tra deficit e Pil si attesterà al 2,4% mentre il pareggio è atteso per il 2011. Il rapporto debito/Pil scenderà al 103% nel 2008 e sotto il 100% nel 2010, a 99,6%, per poi arrivare al 97,1% nel 2011. Quanto agli altri dati, nella Relazione si prevede un ribasso della pressione fiscale al 43,1% del Pil nel 2008 contro il 43,3% delllo scorso anno. Ulteriori interventi sulle aliquote e sulle detrazioni fiscali a favore dei salari "dovrebbero essere attuati coerentemente con le compatibilità finanziarie complessive", si legge nella relazione. Per far crescere i salari, però, oltre a una riduzione del cuneo fiscale, si legge nella Relazione, bisognerebbe anche "legare maggiormente i salari ai risultati aziendali". Secondo il ministero "la bassa crescita dei salari italiani è essenzialmente conseguenza della scarsa dinamica della produttività". Quanto alle indicazioni sull'eventuale extragettito, il ministro non ha dato cifre sottolineando che: "L'emergere di risorse aggiuntive è un fatto possibile, accaduto con regolarità negli ultimi due anni; ma potrà essere accertato solo nei prossimi mesi. A giugno, il bilancio di assestamento sarà l'occasione per fare il punto". (12 marzo 2008)

RELAZIONE UNIFICATA SULL’ECONOMIA E LA FINANZA PUBBLICA Presentata dal Ministro dell’Economia e delle Finanze NOTA SULLE PROSPETTIVE ECONOMICHE E FINANZIARIE

“Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare" Seneca, «Lettere a Lucilio», LXXI

Se volete leggere la relazione cliccate qui 

­"Di tutto questo bisognerebbe parlare, in questa campagna elettorale che era partita bene ma che sta lentamente e pericolosamente scivolando verso i soliti cliché: ideologismi contrapposti, attacchi personali e vaghezze progettuali. Invece di rinfacciarsi il passato e il presente di Prodi, Berlusconi e Veltroni ripartano da quel tanto di buono che il suo governo ci lascia in eredità: un risanamento ben avviato. E cerchino di costruire su questo, ciascuno nel proprio ruolo, un progetto per il Paese. Almeno sul bilancio dello Stato, il premier uscente può dire "missione compiuta". Per i suoi successori, al contrario, la missione è ancora tutta da inventare".
Massimo Giannino - Il falò delle vanità - www.repubblica.it




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sfoglia     aprile       


 


50 domande e 50 risposte da diffondere.
50 domande e 50 risposte per chiarire i dubbi
degli amici che vuoi convincere a votare PD
in vista delle elezioni del prossimo aprile.
Una domanda e una risposta ogni giorno.
Le domande



6 anni senza Ingrid

Ingrid Betancourt è suo malgrado un simbolo della lotta per i diritti umani. Il grido “Ingrid libera” deve affiancarsi a quello per Aung San Su Kyi, per i monaci birmani, per ogni persona nel mondo i cui diritti vengano calpestati. Non saremmo donne e uomini liberi se rinunciassimo a batterci per la loro libertà.





Appello per la Giustizia - Per De Magistris

"Il giudice è quindi solo, solo con le menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite, solo con la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, solo col pianto di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi. Ma il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e coraggioso" (Antonino Scopelliti)



Post letto sul blog dell'amica "Valigetta"

Non bere prima di guidare......scegli la vita

Mamma, sono uscita con amici.

Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto:

di non bere alcolici.

Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare,

cosi ho bevuto una Sprite.

Mi son sentita orgogliosa di me stessa,

anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente,

mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare,

al contrario di quello che mi dicono alcuni amici.

Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio è stato giusto.

Quando la festa e finita,

la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo.

Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria.

Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava...

Qualcosa di inaspettato!

Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice:

"Il ragazzo che ha provocato l'incidente era ubriaco".

Mamma, la sua voce sembra così lontana...

Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando,con tutte le mie forze,

di non piangere.

Posso sentire i medici che dicono: "Questa ragazza non ce la farà".

Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina

non se lo immaginava neanche,

mentre andava a tutta velocita.

Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire...

Perchè le persone fanno tutto questo, mamma?

Sapendo che distruggeranno delle vite?

Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente.

Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma,

di a papà di essere forte.

Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare...

Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva...

La mia respirazione si fa sempre piu debole e incomincio ad avere veramente paura...

Questi sono i miei ultimi momenti,

e mi sento così disperata...

Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma,

mentre sono sdraiata, qui, morente.

Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene per questo...

Ti voglio bene e.... addio.

Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all'incidente.

La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole

ed il giornalista scriveva...scioccato.

Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza.

Se questo messaggio è arrivato fino a te e lo cancelli...

Potresti perdere l'opportunità, anche se non bevi,

di far capire a molte persone che la tua stessa vita è in pericolo.

Questo piccolo gesto può fare la differenza

Non ti costa nulla: mettilo nel tuo blog..

Sensibilizzare l'opinione pubblica è l'unica alternativa che rimane al popolo italiano .
Se pensate che la legge vi tuteli siete degli illusi !

Ecco che fine fanno le denuncie per guida in stato di ubriachezza

La grande truffa ai danni dei cittadini funziona così.

Tra lunedì e martedì mattina di ogni settimana
in una procura come quella di Torino,
i vigili urbani bussano alla porta di un pm e consegnano una
cinquantina di denunce per guida in stato di ebbrezza.
Il magistrato si mette subito al lavoro: il reato viene considerato lieve dal codice e normalmente
prevede la condanna a 900 euro di ammenda.
Proprio per non intasare i tribunali - a Torino 36 giudici smaltiscono 7 mila processi
l'anno su 30 mila - la legge prevede che in casi come questi scatti un decreto
penale di condanna: il pm chiede al gip (giudice delle indagini preliminari) di comminare la sanzione,
lui lo fa e ordina di notificare al condannato il decreto,
facendogli presente che ha 15 giorni di tempo per presentare opposizione
e domandare un regolare processo.
Risultato: la richiesta di emissione del decreto parte dalla procura sei mesi dopo il fatto perché,

a causa della carenza di uomini e di mezzi,
tanto impiega la cancelleria a registrare la notizia di reato e a inviare il fascicolo.
Altri sei mesi se li prende il gip, ovviamente oberato da casi ben più gravi rispetto
a quello di chi ha bevuto una birra di troppo.
Poi, in media, ci vuole un anno per la notifica del provvedimento.
Così il pagamento della pena pecuniaria viene richiesto con
due anni di ritardo: a quel punto il condannato presenta opposizione
e tutto va bellamente in prescrizione
Ecco, se si vuole capire che cosa è accaduto alla giustizia italiana si può partire da qui.

 

AVVISO

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"perché una società vada bene,
si muova nel progresso, nell'esaltazione dei
valori della famiglia, dello spirito, del bene,
dell'amicizia, perché prosperi senza
contrasti tra i valori consociati, per avviarsi
serena nel cammino verso un domani
migliore, basta che ognuno faccia
il suo dovere"

Giovanni Falcone


La saggezza

non è un prodotto
dell’istruzione
ma del tentativo
di acquisirla,
che dura tutta la vita.
Albert Einstein

L’uomo che sa a memoria come è fatta Zora, la notte quando non può dormire immagina di camminare per le sue vie e ricorda l’ordine in cui si succedono l’orologio di rame, la tenda a strisce del barbiere, lo zampillo dai nove schizzi, la torre di vetro dell’astronomo […]. Questa città che non si cancella dalla mente ì come un’armatura o reticolo nelle cui caselle ognuno può disporre le cose che vuole ricordare.

 

Le città invisibili, Italo Calvino

Se il Parlamento non riesce ad autoriformarsi, cresce il pericolo che si pensi, si dica, si operi per farne a meno.
(da "Le istituzioni di Arlecchino" di Gianfranco Pasquino - ScriptaWeb, 2007 - pag. 106)


In ricordo e per Piergiorgio Welby



“Un uomo è il prodotto del suo pensiero: ciò che pensa diventa.”

Mohandas Gandhi

L'Italia ripudia le mafie: NON LASCIAMOCI SOLI - www.ammazzatecitutti.org

 

Il weblog di una generazione che vuole sentirsi libera di essere...




Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
    Considerate se questo è un uomo
    Che lavora nel fango
    Che non conosce pace
    Che lotta per mezzo pane
    Che muore per un sì o per un no.
    Considerate se questa è una donna
    Senza capelli e senza nome
    Senza più forza di ricordare
    Vuoti gli occhi e freddo il grembo
    Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
    O vi si sfaccia la casa,
    La malattia vi impedisca,
    I vostri nati torcano il viso da voi.

PRIMO LEVI



 
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